USOPEN 2016: panoramica

Torna anche quest’anno il più grande torneo di tennis al mondo, gli US Open, lo spettacolo fatto pallina e racchetta. 136° edizione del torneo, quarta e ultima prova del Grande Slam all’interno del WTA Tour e dell’APT Tour, uno dei tornei più emozionanti del tennis che conta.

Il campo protagonista delle questioni sarà l’USTA Billie Jean King National Tennis Center di New York e, anche quest’anno, i nomi che saranno presenti sono di prima classe.

Novak Dokovic è il protagonista assoluto e grande favorito di quest’edizione. Il numero uno al mondo se la giocherà contro Andy Murray, numero 2, e contro Stan Wawrinka, svizzero. Peccato per la mancanza di Federer, che non partecipa a causa di un infortunio al ginocchio (il giocatore ha fatto sapere che non scenderà in campo per tutto il 2016).

Tra gli italiani troviamo Fognini e Lorenzi nel maschile, mentre nel femminile la Francesca Schiavone e la Roberta Vinci. Proprio la Vinci ha perso la finale dello scorso anno contro Flavia Pennetta, che quest’anno non ci sarà perché si è ritirata dalle scene (la Pennetta è stata, a 33 anni, la tennista più “anziana” a vincere questo torneo).

Anche quest’anno ci sono diverse categorie, dal singolare maschile e femminile fino al doppio, oltre che una sezione del torneo dedicata al tennis in carrozzina.

Lo US Open è un torneo cresciuto nel corso del tempo (è nato nel 1881) e oggi mette in palio un totale di 16 milioni di dollari tra i 600 tennisti professionisti che vi prendono parte.

Tra i nomi più importanti, a memoria, che hanno giocato (e vinto) sicuramente c’è quello di Roger Federer, che vinse dal 2004 al 2008 in maniera ininterrotta, perdendo l’edizione del 2009 solo in finale (quinto set di una partita emozionante) contro Juan Martin del Porto.

Nal 2010 ha vinto Nadal, che è riuscito a completare il suo Career Grand Slam, ovvero vincere tutti i 4 i grandi tornei di tennis almeno una volta in carriera. Altri nomi sono stati quelli di Dokovic, Murray e delle italiane (che ho già nominato prima) Pennetta e Vinci.

Un torneo spettacolare per chi ama gli sport ed il tennis in maniera particolare, forse il più prestigioso tra i 4 grandi tornei tennistici.

Delusione Suicide Squad

Era uno dei film più attesi dell’anno e si è rivelato una grande delusione. Non solo per me, sia chiaro, ma anche per tantissime altre persone e per la maggior parte della comunità internet.

Il trailer di quest’ultima fatica (?) della DC è stato praticamente perfetto ed è quello che ha creato un’aspettativa enorme a dir poco, che tuttavia si è schiantata già dopo i primi 30 minuti (forse anche meno) di film. E allora non posso che dar ragione a chi dice “se la DC facesse solo trailer sarebbe spettacolare”.

Il film si perde in continuazione, non ha una trama, non ha un filo logico e i personaggi sono presentati senza un grande ordine, soprattutto dando più importanza ad alcuni piuttosto che altri, ma quel che è peggio è che non viene spiegato il perché. Ad esempio, perché nella Squad ci sono personaggi incredibili, dalla ricca storia, ed altri (come Slipknot) che entrano senza un perché, accolti solo da un “Lui è con voi” e fatti fuori dopo 5 minuti senza dire neanche una mezza battuta?

O perché, a un certo punto, tutta la squadra converge sulla torre? L’unica risposta logica che il film ti suggerisce è “per salvare Amanda”… ma lei è quella che li sta guidando, e allora qual è il motivo di cotanta fatica?

Suicide Squad differisce molto dal fumetto, che era riuscito a dare una dignità anche ai personaggi che non l’avevano, questo film sembra averla tolta a tutti. Si dà per scontato che si formi un rapporto tra i ragazzi e la ragazza della Squad, senza che, però, accada nulla perché tale “amore” nasca.

E quando chiedono al Diablo “cosa cambieresti della tua vita” e lui risponde “i tatuaggi”… perché? Cosa c’entra con il resto del film?

Insomma, un film confuso che finisce per strozzare i personaggi, che gli leva carisma e che, onestamente, lascia con l’amaro in bocca

Si salvano Harley Quinn, una macchina da gif, fatta di frasi matte a più non posso, e la colonna sonora, che unisce le scene (che, ricordiamo, sono un po’ a caso) del film.

Suicide Squad finisce, praticamente, con il trailer. Ed è una gran delusione per un film che avrebbe potuto, e dovuto, fare molto di più.

Pechino Express ai blocchi di partenza

Parte la quarta edizione di Pechino Express, reality show olandese creato da Ludo Poppe e portato in Italia dalla Magnolia SPA. Condotto per la prima stagione da Emanuele Filiberto, oggi il presentatore è Costantino della Gherardesca (per una sola puntata del 2015 ricordo che ci fu anche Giancarlo Magalli).

Il format è semplice: si tratta di una gara tra coppie di conoscenti, prevalentemente famosi, che si sfidano lungo un percorso di 8.000 km circa, diviso in tappe della durata di 3 o 4 giorni ognuna. Ogni concorrente ha uno zaino con dotazione minima e solo 1 euro al giorno, in valuta locale, con il quale poter soddisfare i suoi bisogno e ne sue necessità. La cosa bella è che non si possono pagare mezzi di trasporto e non si possono accettare soldi dai locali.

La coppia vincitrice porterà a casa 5.000 euro in gettoni d’oro (quanto valgono i gettoni d’oro in euro) che dovranno devolvere ad un’associazione di beneficenza. Tra libro rosso, il traguardo dell’immunità (è la novità di Pechino 2015), la busta nera e i possibili handicap, devo dire che si tratta di una trasmissione non male, anzi.

Intanto, iniziano a formarsi le prime coppie a seguito di indiscrezioni. Tra i partecipanti del Pechino Express 2016 ci saranno anche Francesco Sarcina con consorte, la fashion blogger Cinzia Incorvaia. Manca ancora qualche settimana (metà settembre) e poi mi “spalmerò” davanti alla televisione a vedere questo format che mi coinvolge davvero tanto.

Sono davvero curioso di sapere chi parteciperà quest’anno, anche perché i nomi della scorsa edizione mi sono piaciuti: Naike Rivelli e Andrea Facchinetti (si sono ritirati, mi sembra, alla settima puntata), Shalpy e Roberto Blasi (è il manager del cantante), Paola Barale e Piero Filoni, Laura Forgia ed Eleonora (le professoresse) e Andrea Pinna / Roberto Bertolini, che hanno vinto lo scorso anno.

Vedremo quest’anno, ma sicuramente il percorso mi appassionerà. Il punto è che mi piacciono i reality diversi dal solito, non quel Grande Fratello che oramai, a dirla tutta, ha un po’ stancato già dalla seconda / terza stagione, ma neanche cose come La Fattoria. Pechino Express me gusta.

L’inutile legge Merlin nel 2016

L’Italia, quanto a leggi, non è seconda a nessuno. Il nostro iter giudiziario è lunghissimo e questo, inevitabilmente, appesantisce un po’ tutto il nostro paese. Ma c’è una legge che fa discutere tantissimo oggi e che da quasi 60 anni fa ancora parlare di sé: la legge Merlin.

Nota ufficialmente come legge 75 del 20 febbraio 1958, è entrata nella storia con il nome di Legge Merlin, in virtù del nome della senatrice italiana che la volle: Lina Merlin.

Tale legge impose, a partire dalla mezzanotte del 19 settembre 1958, la chiusura della case chiuse in Italia. Oltre 560 postriboli vennero chiusi e dichiarati illegati, convertiti in seguito il luoghi di ricovero per ex-prostitute.

La legge voleva fermare il fenomeno della prostituzione in Italia, che però fino ad allora era legalizzata e, dunque, tenuta sotto controllo. Si voleva cercare di ridare dignità alla donna, che proprio in quegli anni stava risalendo i gradini della scala sociale, ed è proprio all’interno di questi concetti e di quest’epoca che bisogna inquadrare la legge.

Nonostante questo, la Merlin ebbe subito dei forti contrari, timorosi del fatto che dichiarare illegale la prostituzione ne avrebbe favorito lo sviluppo “sotto banco” e avrebbe scatenato una sorta di mercato illegale di sfruttamento della donna.

Effettivamente, non possiamo dire che la legge ha sortito l’effetto sperato. Ma, d’altronde, siamo uomini e donne, siamo persone, e abbiamo i nostri stimoli e le nostre necessità fisiche. Inoltre, chi vende il proprio corpo ha bisogno di denaro, o comunque si trova in un giro da cui non è facile uscire. E’ un po’ come il discorso di legalizzare le droghe leggere, uguale.

Negli ultimi anni sono stati fatti dei timidi tentativi di cancellare questa legge, ma nessuno è riuscito ad arrivare in porto. Ma, ditemi voi, oggi nel 2016, che senso ha ancora questa norma? Con tantissimi siti web che offrono incontri, dai siti di annunci come questo Bakeka Incontri fino a siti di escort “di tutto punto”, anche altamente professionali e di classe, come questo expoescort.xxx .

Che poi, fatemi capire, la legge italiana vieta la prostituzione ma permette gli incontri e le accompagnatrici che possono dare il loro corpo? Ah già, perché la differenza sta tutta nel perché paghi denaro: di una prostituta stai comprando i servigi sessuali, di un’accompagnatrice (o escort) stai acquistando le ore di compagnia, dove se poi si finisce a letto è tutta un’altra storia.

Un po’ di bigottismo forse questa legge, almeno in questi tempi moderni, non credete?